Favismo: cos’è, sintomi, come curarlo e prevenirlo

Il favismo è una grave forma di anemia che si sviluppa in seguito all’ingestione di fave, piselli o all’assunzione di alcuni farmaci.

Si tratta di un difetto enzimatico: sono solitamente le madri a trasmetterlo ai figli. Ma scopriamo di più su questa patologia: cause, sintomi, come curarla e prevenirla.

Il favismo, conosciuto anche come “malattia delle fave”, è una forma di anemia emolitica acuta, un’anomalia congenita che riguarda un enzima solitamente presente nei globuli rossi, la glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD). La carenza di questo particolare enzima porta alla distruzione dei globuli rossi, e quindi alla comparsa di anemia emolitica con ittero.

Ciò viene scatenato quando, il soggetto che ha una carenza di questo enzima, ingerisce fave e piselli, verbena o assume alcuni farmaci e particolari sostanze. Le donne sono solitamente portatrici sane del gene anomalo, ma possono trasmetterlo ai figli o ammalarsi in forma lieve. Scopriamo allora le cause e i sintomi del favismo, come curarlo e prevenirlo e i cibi da evitare.

Cos’è il favismo? Cause e sintomi della malattia delle fave. Il favismo è causato dalla presenza di un difetto congenito in un enzima contenuto normalmente nei globuli rossi, il G6PD. Questo difetto enzimatico si trasmette per via ereditaria con il cromosoma X del sesso: i maschi ne sono colpiti in forma grave, mentre le femmine sono solitamente portatrici sane del gene anomalo e possono trasmetterlo ai figli, o ammalarsi in forma lieve.

Il favismo è molto diffuso in Africa, ma anche in Asia meridionale e in alcune zone del Mediterraneo, soprattutto in Grecia e in Sardegna. Il consumo di fave espone le persone che hanno una carenza dell’enzima G6PD, al rischio di crisi emolitiche. L’anemia emolitica potrebbe però verificarsi anche come conseguenza di polmonite, malaria, chetoacidosi diabetica ed epatite virale.

Nei soggetti che soffrono di favismo, detti fabici, i sintomi si manifestano nelle 12-48 ore dopo l’assunzione di fave fresche, o di altri alimenti e medicinali che possono scatenarli. Tra i sintomi più diffusi ci sono ittero su cute e mucose, che può essere associato a febbre.

Nei casi più gravi viene distrutta circa la metà dei globuli rossi: le urine diventano di colore giallo-arancio, il soggetto si presenta pallido e debole e compaiono i primi segni di collasso cardiocircolatorio. I più colpiti sono i bambini tra i 2 e i 10 anni e si tratta più spesso di maschi.

Come diagnosticare il favismo? Il favismo, o deficit di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi, si può accertare attraverso un esame del sangue che determina la presenza dell’enzima G6PD nei globuli rossi.

Si tratta di un esame indispensabile per la diagnosi, oltre ad essere utile per l’identificazione dei portatori sani di questo difetto genetico: in questi casi i valori saranno intermedi tra quelli dei soggetti che hanno carenza e i soggetti normali. In genere i portatori di questo gene anomalo sono le donne, quindi madri o sorelle del bambino affetto da favismo.

Cura e prevenzione del favismo. Nelle forme più lievi di favismo, basta trattare i sintomi dando al corpo la giusta idratazione, sempre seguiti dal medico. In caso di crisi emolitica acuta è necessario il ricovero, dove si interviene solitamente con una trasfusione di sangue e, in caso di soggetti con insufficienza renale, con la dialisi. Nei casi più gravi si può ricorrere all’asportazione della milza: è proprio in questo organo, infatti, che i globuli rossi si distruggono.

È importante precisare che nella vita di tutti i giorni, il deficit da G6PD, non comporta alcun sintomo particolare. Per questo è importante che la condizione di carenza sia nota, attraverso una diagnosi precisa, per evitare rischi.

In questi casi è molto importante la prevenzione: i soggetti affetti da favismo non devono mangiare fave e piselli, perché i loro semi contengono sostanze, come la vicina e la convicina, che aumentano lo stress ossidativo; non devono assumere farmaci analgesici, antipiretici, antimalarici, sulfamidici, blu di metilene, FANS e alcuni antibiotici. I fabici devono tenersi lontani anche da altre sostanze, come la naftalina e l’henné, che possono essere altrettanto pericolose.

Favismo: i cibi da evitare e quelli consigliati. Come abbiamo visto, per prevenire i sintomi del favismo nelle persone affette da carenza di enzima G6PD, è importante non assumere alcune tipologie di farmaci, sostanze e alimenti. Oltre a fave e piselli è meglio evitare il consumo anche di altri alimenti che potrebbero scatenare una crisi emolitica: tra gli i cibi da evitare troviamo anche la verbena, i lupini e gli arachidi.

Alcuni soggetti affetti da favismo preferiscono evitare anche il consumo di tutti i legumi, di vino rosso, in quanto contiene solfiti, ma anche di mirtilli e acqua tonica, oltre ad evitare prodotti che contengono mentolo, come alcuni dentifrici e caramelle.

Le persone con deficit della G6PD dovrebbero invece consumare regolarmente cibi ricchi di antiossidanti, che riducono lo stress ossidativo sui globuli rossi. I cibi consigliati sono quindi verdure, soprattutto quelle a foglia verde, cereali e agrumi, ricchi anche di vitamine.

Una volta accertato il deficit, è importante consultare il medico, che indicherà anche i cibi più adatti, con una dieta mirata per evitare una crisi emolitica. Fonte: fanpage.it Donna

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