Si tratta di una pratica sviluppata negli anni settanta negli Stati Uniti da Vimala McClure, combinando alcuni massaggi tradizionali indiani con elementi di massaggio svedese, riflessologia e yoga. «Ma ciò che veramente distingue l’approccio della McClure è l’attenta osservazione delle reazioni del bimbo, per modulare il massaggio in base alle risposte ricevute dal piccolo» sottolinea la Dott.ssa Francesca Gheduzzi, Trainer sia dell’Associazione Internazionale Massaggio Infantile, sia di quella italiana.

Come imparare a fare il massaggio
Per familiarizzare con i principi e le modalità di questo tipo di massaggio si possono seguire corsi tenuti da insegnanti formati e diplomati dall’AIMI (Associazione Italiana Massaggio Infantile), «Il corso – aperto alle mamme o ai papà – si articola in genere in cinque incontri settimanali, della durata di un’ora e mezzo circa, durante i quali i partecipanti hanno anche modo di confrontarsi su varie tematiche di genitorialità. In questo senso è anche un’occasione rara e preziosa per scambiarsi informazioni ed esperienze» afferma la Dott.ssa Gheduzzi. L’obiettivo, comunque, è far sì che i genitori continuino a massaggiare i bambini anche a casa.

Massaggio infantile: vantaggi e modalità
Massaggiare un bambino offre vari benefici:

  • stimola vari sistemi del corpo (cardiocircolatorio, respiratorio, gastrointestinale);
  • fornisce rilassamento e sollievo a qualche piccolo disagio come la dentizione e la stipsi;
  • migliora l’interazione genitore-bambino.

«L’aspetto relazionale è quello che ci sta più a cuore» precisa la Dott.ssa Gheduzzi. «Il massaggio infatti, aiuta genitore e bambino a entrare in contatto, conoscersi e comunicare meglio».

1. Quando iniziare
«Il massaggio infantile può essere effettuato dalla nascita a 12 mesi, ma anche oltre, perché si modifica a seconda delle fasi dello sviluppo del bambino e cresce insieme a lui» spiega la Trainer.
2. Dove farlo
«Molti genitori pensano al fasciatoio come luogo ideale, ma in realtà questa situazione rischia di essere troppo dinamica e dispersiva» afferma la dott.ssa Gheduzzi. «Anche per una maggiore sicurezza, consigliamo invece di mettersi a terra, su un tappeto, con il bimbo davanti, appoggiato su comodi cuscini. Proprio come facciamo nei corsi».
3. Il momento migliore
Non ci sono regole fisse, può essere fatto in qualunque momento: dopo il bagnetto, dopo un riposino, prima della nanna. L’ideale sarebbe però individuare un momento di “veglia quieta”, in cui il piccolo non deve rispondere a bisogni interni (fame, sonno, freddo o caldo) ed è pronto a entrare in relazione con mamma o papà. E’ preferibile non massaggiare, mentre il bimbo dorme o piange. Meglio evitarlo anche in caso di febbre.
4. Chiedere permesso
Per prima cosa, il genitore si unge le mani con olio di mandorla e le strofina di fronte al bimbo, che imparerà a riconoscere questo gesto come inizio del massaggio. Quindi, come forma di rispetto, guardandolo negli occhi, gli chiede il permesso di massaggiarlo. «Anche se è molto piccolo, un bimbo ha mille modi per comunicare se ha voglia o meno di essere massaggiato» dichiara Gheduzzi.
5. La sequenza
Si parte massaggiando le gambe, poi l’addome (con un specifica sequenza pensata anche per dare sollievo alle coliche), il torace, le braccia, il viso e la schiena. Il massaggio può essere concluso con una serie di esercizi dolci ispirati allo yoga e allo stretching. «È difficile stabilire a priori quanto duri un massaggio e quali parti massaggiare di più: saranno genitore e bambino a deciderlo, di volta in volta».

via NostroFiglio