L’Associazione Culturale Pediatri ha pubblicato un documento nel quale sottolinea l’importanza dell’alimentazione complementare a richiesta. I piccoli possono iniziare a mangiare il cibo sminuzzato degli adulti senza dover seguire una tabella di marcia precisa e rigorosa.

Il passaggio dalla fase del solo allattamento a quello del tradizionale ‘svezzamento’ di solito è inteso come qualcosa di rigido e regolamentato, un momento delicato nella vita del bambino talvolta affrontato con perplessità e fin troppo rigore da parte dei genitori. Per questo motivo l’Associazione Culturale Pediatri, grazie a un copioso team multidisciplinare, ha messo a punto un documento nel quale non solo viene sfatata la necessità degli inflessibili comportamenti a tempo, ma dove viene anche sottolineato che molte di queste ‘regole’ non hanno alcun fondamento scientifico.

In sostanza, secondo i pediatri dell’associazione, il passaggio alla cosiddetta alimentazione complementare a richiesta, cioè al cibo solido degli adulti, deve essere legata alle esigenze e agli interessi del bambino, e non a una una tabella di marcia precisa. “Il conto alla rovescia si fa solo a Capodanno, mentre nel caso dei bambini bisogna semplicemente osservarli”, si legge nel comunicato. Normalmente l’introduzione ai cibi soliti avviene attorno ai sei mesi, ma secondo i pediatri dell’ACP sono i genitori a dover comprendere le richieste del proprio piccolo, capire quando inizia a manifestare interesse per ciò che mangiano gli adulti. Naturalmente è fondamentale che il bambino abbia raggiunto un adeguato sviluppo neuromotorio, così come sminuzzare finemente il cibo; ma non si deve rimanere ancorati ai rigidi schemi delle “pappe”, dei frullati con omogeneizzati e cibo industriale in generale. Il piccolo può benissimo mangiare il cibo degli adulti purché opportunamente ‘trattato’; per questo i pediatri sottolineano che avere un bambino a tavola può valorizzare la dieta dell’intera famiglia, spingendo a cucinare alimenti sani e vari.

In questo processo di ‘autosvezzamento’ resta comunque una regola importante; anche se il bambino inizia a mangiare il cibo degli adulti sminuzzato, sino a circa dodici mesi il latte materno deve restare l’alimento fondamentale della sua dieta. I pediatri sottolineano infine l’importanza nell’utilizzare la corretta dicitura di “alimentazione complementare a richiesta” e non di svezzamento, poiché quest’ultimo, come suggerisce il termine, significa rimuovere il ‘vezzo’ del latte materno, quando in realtà è tutto fuorché tale, considerando la protezione e i benefici che esso fornisce ai piccoli durante il loro sviluppo.

via ScienzeFanPage