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Tecnologia e sviluppo del bambino: quali conseguenze negative per il cervello e l’apprendimento?

Il nostro rapporto con la tecnologia è diventato più complesso e problematico da quando siamo diventati tutti proprietari di un dispositivo mobile che ci permette una connessione h24 con la rete: l’amato e odiato smartphone ha conquistato tutte le generazioni e sempre più spesso lo vediamo tra le mani di bimbi piccoli, che non sanno ancora camminare o parlare.
Come è cambiata la nostra vita da quando abbiamo la possibilità di essere sempre connessi? Come sono cambiate le nostre relazioni al tempo dei social e dello smartphone? E la nostra vita familiare?
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“Quando il vostro bimbo fissa lo sguardo su di voi o su una macchia sul muro, quando vi sorride o si afferra le dita per la prima volta, quando si spaventa per un rumore o zampetta sulle sue gambette, o quando squittisce di gioia nel giocare al cucù, voi siete testimoni del miracolo dello sviluppo. Queste sono espressioni visibili delle sequenze più precoci nello schema di sviluppo neurale e delle reti di ciò che noi chiamiamo “il sensorio”, cioè l’insieme delle capacità del cervello di ricevere, elaborare e interpretare le informazioni sensorie. Ogni cosa che il vostro bambino vede, sente, assaggia e tocca, ogni movimento o suono che fa, ogni sensazione ed emozione che sperimenta (e tutte le vostre interazioni con lui) contribuiscono al solido sviluppo del sensorio.

Come si sviluppa il cervello del bambino

Nei primi due anni di vita si verifica un’enorme crescita cerebrale (maggiore che in altre età) tanto che la dimensione complessiva del cervello raddoppia nel primo anno, raggiungendo circa il 70% della dimensione del cervello adulto; e raggiunge l’85% ai 2 anni.
Durante questo periodo il cervello del bambino è impegnato a costruire collegamenti strutturali e funzionali, a creare la neuro-architettura essenziale per sostenere la vita e l’apprendimento. Troppa tecnologia a qualsiasi età, ma soprattutto introdotta troppo precocemente (prima dei 2 anni) penalizza molto il bambino e l’insieme di esperienze di cui il sensorio ha bisogno per uno sviluppo completo. Dal punto di vista neurologico e psicologico, l’effetto della tecnologia diviene un jolly nello sviluppo del vostro bambino.
«Il cervello è stato programmato per svilupparsi in tutte le aree mediante interazioni umane naturali e il gioco; piazzando i bambini davanti agli schermi modifichiamo il loro cervello», spiega la psicologa comportamentale JoAnn Deak.
Durante i suoi incontri per genitori che sono una sorta di “campo di addestramento sul cervello infantile”, la Deak si esprime chiaramente sul valore di un’infanzia e di una fanciullezza prive di tecnologia:
«Il lavoro che si fa nella prima infanzia e la vita familiare servono ad assicurare ad ogni settore del sensorio la possibilità di svilupparsi pienamente, ad ogni ambito di diventare sufficientemente solido per svolgere il proprio compito. Se i vari settori non arrivano a sviluppare il loro pieno potenziale, allora il deficit diviene duraturo».

Come la tecnologia incide sullo sviluppo del cervello

Se lasciate che il cervello faccia solo le cose che gli piacciono (per esempio, un gioco ripetitivo su uno schermo touch) allora quello squilibrio può penalizzare il cervello stesso anche per tutta la vita. «È tutta una questione di ciò che quegli schermi si portano via e distruggono», dice la Deak. «Per ogni ora trascorsa al computer davanti ai videogiochi o guardando un programma che qualcun altro ha preparato per loro, i bambini perdono l’opportunità di fare tutto ciò in autonomia».
Lo sviluppo del linguaggio e le basi neurologiche per la successiva lettura costituiscono gli importanti filamenti dei “circuiti ricamati” del sensorio a quell’età.
A differenza dello sviluppo della parola e del linguaggio, per cui il cervello è attrezzato già dal primo giorno, non ci sono reti cerebrali pronte per la lettura. Queste reti e percorsi neurali impiegano anni a svilupparsi, anni di apprendimento stratificato per creare un circuito che passi dall’essere “una macchina di decodifica” (termine che Maryanne Wolf usa per spiegare quello che i bambini fanno nelle prime fasi della lettura) a un circuito cablato per la comprensione, ciò che lei chiama «un luogo dove possono prendere forma i pensieri più profondi e dove possono sorgere intuizioni ed epifanie».
Il tempo che passate parlando e leggendo al bambino agisce su più livelli per rafforzare quegli schemi neurali. La tecnologia può interrompere o indebolire quella connessione”.

via Scienza e Conoscenza

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