Prima di accedere alla scuola primaria, un bambino non è una mente in bianco; prima di iniziare a studiare, il bambino ha già creato una serie di teorie che spiegano la sua realtà. Queste sono le teorie intuitive.

Ebbene, come si presentano le teorie intuitive nel bambino? Non sono basate su un’analisi esaustiva della realtà, tutto il contrario. Le teorie intuitive si basano su una rapida interpretazione della percezione della propria realtà e rispecchiano il buon senso del bambino. Un esempio di queste può essere che il bimbo pensi che la terra sia piatta.

Poiché si basano sul buon senso, queste teorie sono spesso incorrette o molto imprecise. Se vogliamo che i bambini apprendano davvero come è la realtà, bisogna sostituire le teorie intuitive con principi che spieghino i fatti in maniera corretta. Questo dovrebbe essere il ruolo della scuola, ma l’istituzione riesce davvero a svolgere questa sua funzione?

Sebbene le teorie intuitive sorgano durante l’infanzia, queste si formano e persistono per tutta la nostra vita.Esisterà sempre un evento, fisico, sociale o politico, che sfugge alla nostra conoscenza, costringendo il nostro cervello a generare una teoria che lo spieghi attraverso il nostro istinto. Un istinto che tende a essere sbagliato o impreciso quando si tratta di sviscerare i grandi fenomeni, ma che non cessa di essere una preziosa risorsa nella vita quotidiana.

Piccolo principe che annaffia la rosa

Le teorie intuitive e la scuola

Ecco che ci troviamo di fronte a un problema: il nostro sistema educativo pianifica le lezioni come se gli alunni fossero soggetti passivi. Per la scuola, gli alunni sono bicchieri vuoti da riempire di conoscenza. Tuttavia, non è così: l’alunno è come una pianta che va annaffiata affinché cresca in libertà.

In primo luogo, cerchiamo di capire perché la scuola vede gli studenti come bicchieri vuoti da riempire. Se assistiamo a una lezione standard, troveremo all’incirca 20 o 30 alunni seduti di fronte a un professore che spiega, con l’aiuto di una lavagna, una serie di contenuti che gli alunni dovranno memorizzare per poi affrontarli con una verifica. In un simile modello didattico, salta all’occhio come gli alunni non siano altro che soggetti passivi dell’apprendimento: il loro unico ruolo è quello di ascoltare il professore e fare quello che dice loro.

Trattare gli alunni come genti passi non consente loro di ottenere una comprensione profonda dei contenuti, bensì si limitino a memorizzare letteralmente i concetti esposti dall’insegnante. Cosa succederà, dunque, se un alunno che ha una teoria intuitiva erronea riceve, in maniera passiva, l’informazione necessaria per rompere con essa? La risposta è che l’alunno continuerà a credere alla sua teoria intuitiva pur avendo assimilato la teoria corretta, anche se le due sono contraddittorie.

Due teorie contraddittorie nella stessa testa

Come è possibile che l’alunno conservi nella sua testa due teorie opposte allo stesso tempo? Ciò avviene perché non potendo raggiungere una comprensione profonda della teoria corretta, il soggetto ignora le contraddizioni esistenti con la propria teoria.

Quando l’alunno si troverà davanti al professore durante l’interrogazione, farà ricorso alla sua memoria e risponderà con la teoria corretta. Tuttavia, quando gli si presenterà un problema in una situazione reale, farà ricorso alla sua teoria intuitiva, ossia quella in cui realmente crede.

Per comprendere questo processo, possiamo fare un piccolo esercizio. Dedicate qualche minuto alla seguente domanda: se saltiamo verso l’alto mentre stiamo salendo su una scala mobile, su quale gradino atterreremo, sullo stesso dal quale abbiamo saltato, su quello davanti o su quello di dietro?

L’intuizione ci dice che saltando, il nostro corpo rimarrebbe in aria mentre la scala continua a salire, portandoci così ad atterrare sul gradino posteriore; ma in realtà non succede questo. La legge dell’inerzia di Newton ci dice infatti che un corpo in movimento permane nel suo stato di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato; per questo, atterreremmo sullo stesso gradino perché manterremmo il movimento – la velocità sull’asse corrispettivo – della scala durante il salto.

Se avete indovinato la risposta, congratulazioni; se avete sbagliato, non preoccupatevi, problemi di questo tipo sono stati proposti ad alcuni neolaureati in fisica durante una ricerca realizzata dallo psicologo J. Clement, e a quanto pare l’88% ha dato una risposta incorretta. Ecco un altro esempio di come gli alunni, nonostante abbiano la possibilità di rispondere a complicati quesiti applicando le teorie apprese durante il corso di studi, tendano a seguire le proprie teorie intuitive per risolvere una questione al di fuori dell’ambito accademico.

C’è una soluzione per questo problema?

La soluzione per far trionfare le teorie che spiegano correttamente la realtà consiste nel raggiungere una comprensione profonda dei fatti che invalidi le teorie intuitive per uno stesso fenomeno.

Purtroppo, il sistema educativo attuale è incapace di raggiungere un apprendimento legittimo della conoscenza, poiché non vede l’alunno come agente attivo del suo proprio apprendimento.

Per ottenere una comprensione profonda e il rifiuto delle teorie sbagliate, l’aula deve diventare un luogo di dibattito in cui gli alunni possano esporre le proprie teorie e, con l’aiuto del professore, correggerle fino ad avvicinarle alla teoria corretta dei fatti.

La domanda alla quale dobbiamo rispondere è: come possiamo convertire l’aula in un luogo per il dibattito?