Cosa sapete sulle cellule CAR T?

Un bambino in Italia ha ottenuto risultati molto positivi per la prima volta grazie al processo svolto utilizzando le cellule CAR T. Negli Stati Uniti ci sono già stati diversi pazienti trattati tramite questo tipo di cellule con ottimi risultati, e oggi anche in Italia possiamo festeggiare le dimissioni del bimbo.

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In un’intervista al Corriere della sera, il direttore di Ematologia alla Città della Salute e della Scienza di Torino, Umberto Vitolo, ha spiegato in cosa consista il trattamento.

In teoria, il nostro corpo dovrebbe essere in grado di reagire contro le cellule tumorali, quindi quando un paziente ha un tumore vuol dire che il suo sistema immunitario non ha agito come ci si aspettava. Ciò significa che i linfociti T non sono efficienti. Questo tipo di tecnica, attraverso il Car T, che in Italiano significa Recettore degli antigeni chimerici delle cellule T, consiste nell’isolare le cellule che causano il tumore così come fanno i linfociti. Per poter riuscire a realizzare l’isolamento è necessario estrarre il sangue e raccogliere i linfociti e altre cellule. Fin qui, sembra tutto semplice, ma ciò che rende difficile il processo è, immettere il Car T all’interno dei linfociti T corrispondente alle cellule che causano il tumore nei pazienti. Una volta terminato il processo, le cellule T saranno pronte a combattere qualsiasi cellula tumorale.

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All’ospedale Bambino Gesù era ricoverato un bambino affetto da leucemia linfoblastica acuta. Era stato trattato con diverse terapie chemioterapiche, purtroppo nessuna funzionava. Poi gli era stato donato il midollo osseo, ma il paziente continuava a reagire negativamente. Per questo motivo, i medici dell’ospedale romano hanno deciso di effettuare il processo e di tentare con cellule programmate in laboratorio e oggi il bambino sta molto bene. Il direttore del dipartimento di Onco-Ematologia Pediatrica, terapia Cellulare e Genica del Bambino Gesù, Franco Locatelli, ha spiegato un po’ il processo di guarigione del bambino:

Per questo bambino non erano più disponibili altre terapie potenzialmente in grado di determinare una guarigione definitiva. Qualsiasi altro trattamento chemioterapico avrebbe avuto solo un’efficacia transitoria o addirittura un valore palliativo. Grazie all’infusione dei linfociti T modificati, invece, il bambino oggi sta bene ed è stato dimesso.

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In Italia la produzione del medicinale dura circa due settimane, poi ci vogliono altri dieci giorni per realizzare tutti i test, in modo da garantire la sicurezza del farmaco. L’ultimo passo consiste nell’infondere quest’ultimo per via endovenosa.

Fonte: La Repubblica

via Fabiosa