Uno dei più prescritti psicofarmaci per la depressione di bambini e adolescenti è inefficace e può stimolare idee di suicidio tra i minori. L’allerta lanciata l’Agenzia Italiana del Farmaco viene così spiegata da Giù le mani dai bambini.

Dopo un silenzio durato due anni l’Aifa – Agenzia Italiana del Farmaco, dichiara che la paroxetina, uno dei più prescritti psicofarmaci per la depressione di bambini e adolescenti, è inefficace e può stimolare idee suicidarie tra i minori.

L’ammissione è finalmente arrivata, netta e chiara, dalla massima autorità di controllo sanitario in Italia, secondo cui la paroxetina, molecola antidepressiva blockbuster della multinazionale farmaceutica Glaxo che da sola genera miliardi di dollari di vendite ogni anno e assai prescritta anche in Italia, non solo “è inefficace se usata sui minori, ma potenzialmente pericolosa, in quanto può stimolare idee sucidiarie su bambini e adolescenti”.

L’allerta è stata finalmente pubblicata online nella sezione “sicurezza” del sito istituzionale dell’Aifa.

“Probabilmente è un nuovo corso, perché l’Agenzia prende posizione sul profilo di sicurezza di una molecola blockbuster – attacca subito Luca Poma, giornalista membro dell’Unione Nazionale Medico-Scientifica d’Informazione e portavoce nazionale di Giù le mani dai Bambini – oggetto di una delle più eclatanti truffe del settore farmaceutico degli ultimi anni”. Giù le mani dai bambini ha appena presentato al Salone del Libro di Torino “Salviamo Gian Burrasca”, un libro-verità sulle pressioni di big-pharma per medicalizzare bambini e adolescenti italiani, pubblicato da Terra Nuova.

Il produttore della paroxetina, la multinazionale farmaceutica inglese Gsk – GlaxoSmithKline, era finita al centro di uno scandalo quando era emerso che i dati che avevano giustificato la prescrizione a bambini e adolescenti del potente antidepressivo – il sesto più usato in Italia – erano stati falsati, nascondendo di fatto il rischio suicidio per i minori che la assumevano; gli studi apparentemente indipendenti alla base dell’autorizzazione in commercio dello psicofarmaco, erano infatti stati redatti da una “ghostwriter” pagata dalla stessa casa farmaceutica. Gsk, inquisita negli Stati Uniti, si dichiarò colpevole e accettò di pagare 3 miliardi di dollari, all’epoca la multa più alta comminata a una azienda farmaceutica nella storia americana.

“Ma anche dopo la sentenza – incalza Luca Poma – Glaxo intralciò deliberatamente le verifiche scientifiche sulla molecola, danneggiando potenzialmente la salute di bambini e adolescenti pur di continuare a fare soldi”. Solo la determinazione di un competente team di esperti del British Medical Journal, la più autorevole rivista medica del mondo, dimostrò in via definitiva la malafede di big pharma, e – inoltre – confermò l’aumento di crimini violenti nei giovani che assumono farmaci antidepressivi SSRI, cioè gli “inibitori selettivi dei ricaptatori della serotonina”, categoria farmacologica cui appartiene la paroxetina, commercializzata come anche come “Daparox”, “Dropaxin”, “Eutimil”, “Sereupin” e “Seroxat”.

Ma, anche dopo lo scandalo paroxetina – e nonostante successivi studi scientifici condotti su altre molecole antidepressive come fluoxetina, sertalina e venlafaxina avessero dimostrato che il rischio di suicidio e aggressione risultava raddoppiato rispetto a quanto sostenuto fino a quel momento, con il 50 per cento dei casi di tentati suicidio “declassati” dalle multinazionali farmaceutiche a “fragilità emotiva” e “peggioramento della depressione” quando non era così – gli enti regolatori e le istituzioni sanitarie si limitarono a blande raccomandazioni senza alcuna presa di posizione realmente incisiva, e queste pericolose molecole hanno incredibilmente continuato ad essere prescritte.

Neppure le dure prese di posizione da parte di diversi esponenti della Commissione Sanità del Parlamento Europeo né l’apertura di un tavolo tecnico di discussione tra esperti aperto dopo molte insistenze presso il Ministero della Salute avevano ottenuto – fino ad oggi – risultati degni di nota.

“Questo silenzio, che ha visto complici anche l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, la società scientifica che raggruppa gli specialisti in disturbi mentali dei minori in USA, ma anche il SIMPIA, l’analoga associazione di neuropsichiatri italiana, l’Istituto Mario Negri, lo Stella Maris, e gli altri centri di somministrazione di psicofarmaci ai bambini nel nostro paese, è stato finalmente rotto – conclude Poma – dall’Agenzia Italiana del Farmaco, che senza mezzi termini, ma certamente con il beneplacito del Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin, ora invita tutti i medici italiani a non prescrivere paroxetina ai minori e in generale a prestare la massima attenzione a tutti gli antidepressivi di nuova generazione”.

Ovviamente, ciò non significa che il disagio dei più piccoli non debba essere preso in carico, ma la scienza ha sicuramente molto di meglio da dire, in termini di soluzioni di comprovata efficacia, anche senza dover sbrigativamente somministrare una pillola di psicofarmaco a un bambino di 6 o 8 anni o a un adolescente.

via Lifegate